Rapporto Unioncamere 2010
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E’ stato pubblicato a Maggio 2010 il rapporto Unioncamere 2010 con i dati sull’andamento demografico dell’imprenditoria italiana e sui dati export, realizzato in occasione della 8° Giornata dell’Economia.
Dal Rapporto si evince che il tessuto economico-produttivo italiano ha retto l’impatto della crisi economica e che c’è ancora voglia di “fare impresa”.
Secondo i dati del Registro Imprese delle Camere di commercio, la base imprenditoriale italiana ha continuato ad espandersi nel 2009 (17.385 imprese in più), portando lo stock delle imprese iscritte a 6.085.105 unità a fine dicembre scorso.
Nel corso del 2009 sono nate 385.512 aziende (il dato meno brillante degli
ultimi sette anni) e 368.127 hanno cessato la loro attività (performance in linea con il recente passato). In termini percentuali, il bilancio tra imprese nate e morte si è quindi tradotto in un tasso di crescita dello 0,28% (era dello 0,59% nel 2008), il più modesto dal 2003.
Una tenuta che sembra confermarsi anche tra gennaio e marzo 2010: si
registrano infatti 123mila aperture di imprese (4.700 in più rispetto allo stesso periodo del 2009) segnando un'apprezzabile inversione di tendenza rispetto gli ultimi due anni (in cui le imprese iscritte nel primo trimestre erano invece diminuite di circa 12 mila unità).
Tra le regioni, quattro hanno praticamente chiuso in pareggio (da Nord a Sud: Liguria, Basilicata, Sicilia e Sardegna); otto hanno fatto registrare saldi positivi (Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Campania e Calabria), altrettante hanno visto ridursi in modo apprezzabile la base imprenditoriale (Valle D'Aosta, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche, Molise e Puglia).
In particolare, analizzando i dati per regione si vede che al Nord solo la Lombardia ha conosciuto una crescita significativa (+7.218 aziende, con un tasso di crescita pari allo 0,75%), mentre a soffrire di più è stata l'Emilia-Romagna, con un saldo negativo di circa 2.800 unità (-0,58% il tasso). Al Centro il Lazio, con quasi 8.000 imprese in più, registra il tasso di crescita più alto tra tutte le regioni (1,36%). Al Sud, infine, spiccano i buoni risultati di Campania (+4.175 imprese, tasso dello 0,76%) e Calabria (+1.359 unità, tasso dello 0,75%), mentre la Puglia perde complessivamente 1.700 aziende (-0,44%).
I dati dell’export per il 2009, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale evidenziano una contrazione dell’export nazionale del 20.4%.
Nel dettaglio le vendite all’estero, in termini nominali, hanno fatto segnare una caduta del 20,3% nel Centro-Nord e di quasi trenta punti percentuali nel Mezzogiorno (per l’esattezza: -29,4%).
Sono la Sicilia e la Sardegna (con dati rispettivamente del –37% e del – 43,9%) a registrare le performance negative più significative, anche in virtù della forte specializzazione settoriale nel comparto petrolifero, duramente colpito dalla crisi.
Da oltre un semestre, considerando anche i dati del primo trimestre 2010, il commercio mondiale sta registrando una ripresa, grazie anche alle politiche di stimolo all’economia, la specializzazione settoriale, la capacità di sostegno del sistema finanziario all’attività delle imprese manifatturiere e
il grado di internazionalizzazione di queste ultime.
Dal Rapporto si evince che il tessuto economico-produttivo italiano ha retto l’impatto della crisi economica e che c’è ancora voglia di “fare impresa”.
Secondo i dati del Registro Imprese delle Camere di commercio, la base imprenditoriale italiana ha continuato ad espandersi nel 2009 (17.385 imprese in più), portando lo stock delle imprese iscritte a 6.085.105 unità a fine dicembre scorso.
Nel corso del 2009 sono nate 385.512 aziende (il dato meno brillante degli
ultimi sette anni) e 368.127 hanno cessato la loro attività (performance in linea con il recente passato). In termini percentuali, il bilancio tra imprese nate e morte si è quindi tradotto in un tasso di crescita dello 0,28% (era dello 0,59% nel 2008), il più modesto dal 2003.
Una tenuta che sembra confermarsi anche tra gennaio e marzo 2010: si
registrano infatti 123mila aperture di imprese (4.700 in più rispetto allo stesso periodo del 2009) segnando un'apprezzabile inversione di tendenza rispetto gli ultimi due anni (in cui le imprese iscritte nel primo trimestre erano invece diminuite di circa 12 mila unità).
Tra le regioni, quattro hanno praticamente chiuso in pareggio (da Nord a Sud: Liguria, Basilicata, Sicilia e Sardegna); otto hanno fatto registrare saldi positivi (Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Campania e Calabria), altrettante hanno visto ridursi in modo apprezzabile la base imprenditoriale (Valle D'Aosta, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche, Molise e Puglia).
In particolare, analizzando i dati per regione si vede che al Nord solo la Lombardia ha conosciuto una crescita significativa (+7.218 aziende, con un tasso di crescita pari allo 0,75%), mentre a soffrire di più è stata l'Emilia-Romagna, con un saldo negativo di circa 2.800 unità (-0,58% il tasso). Al Centro il Lazio, con quasi 8.000 imprese in più, registra il tasso di crescita più alto tra tutte le regioni (1,36%). Al Sud, infine, spiccano i buoni risultati di Campania (+4.175 imprese, tasso dello 0,76%) e Calabria (+1.359 unità, tasso dello 0,75%), mentre la Puglia perde complessivamente 1.700 aziende (-0,44%).
I dati dell’export per il 2009, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale evidenziano una contrazione dell’export nazionale del 20.4%.
Nel dettaglio le vendite all’estero, in termini nominali, hanno fatto segnare una caduta del 20,3% nel Centro-Nord e di quasi trenta punti percentuali nel Mezzogiorno (per l’esattezza: -29,4%).
Sono la Sicilia e la Sardegna (con dati rispettivamente del –37% e del – 43,9%) a registrare le performance negative più significative, anche in virtù della forte specializzazione settoriale nel comparto petrolifero, duramente colpito dalla crisi.
Da oltre un semestre, considerando anche i dati del primo trimestre 2010, il commercio mondiale sta registrando una ripresa, grazie anche alle politiche di stimolo all’economia, la specializzazione settoriale, la capacità di sostegno del sistema finanziario all’attività delle imprese manifatturiere e
il grado di internazionalizzazione di queste ultime.


